La palma nana al servizio della prostata


La Serenoa repens è una pianta diffusa negli Stati Uniti, nel Sud-Europa e nel Nord-Africa. E' una piccola palma con foglie costituite da oltre 20 segmenti (il nome in inglese è Saw Palmetto). E' considerata una pianta abbastanza sicura con pochi e rari effetti collaterali. I costituenti chimici più importanti sono differenti steroli, acidi grassi liberi, carotenoidi, oli essenziali e polisaccaridi. L’estratto di palma nana (Serenoa repens) è utilizzato nell’uomo per aumentare la funzione testicolare e per eliminare l’irritazione nelle membrane mucose, in particolare quelle del tratto genito-urinario e della prostata. Innanzitutto l’ipertrofia prostatica è una manifestazione dell’invecchiamento cui si accompagna un accumulo di testosterone che, una volta giunto nella prostata, viene convertito nel più potente diidrosterone, che stimola le cellule a moltiplicarsi, da cui l’ipertrofia della ghiandola. Inoltre nello sviluppo della sintomatologia ostruttiva si riconoscono due momenti: una componente meccanica legata alla crescita della massa prostatica e una componente dinamica che coinvolge il tono della muscolatura liscia che riveste prostata e uretra. I sintomi prevalenti sono una frequenza urinaria aumentata, risvegli notturni per la minzione con riduzione della forza e del calibro dell’urina, ritenzione urinaria. L'estratto liposterolico (85-95 % di acidi grassi e steroli) delle bacche di Serenoa repens è utilizzato come adiuvante nel trattamento dell'ipertrofia prostatica benigna allo stadio I e II e dei sintomi ad essa associati. Infatti questo estratto liposterolico della palma nana ha dimostrato di essere in grado di impedire la conversione di testosterone a diidrosterone e di inibire il suo legame ai siti recettoriali e nucleari, aumentando quindi il suo metabolismo e la sua escrezione. Da qui il vantaggio sintomatologico avvertito dai pazienti che fanno uso di questa categoria di prodotti; oltre a una loro intrinseca utilità preventiva alle prime avvisaglie del disturbo: diminuzione dell’enuresi notturna di oltre il 45%; residuo menzionale ridotto del 42%; aumento del flusso di urina di oltre il 50% già a un mese dal suo impiego. Nessun significativo disturbo o effetto collaterale è riportato in letteratura. I dati di una metanalisi dei risultati dei trials clinici effettuati per verificare l'efficacia della Serenoa repens nel trattamento della ipertrofia prostatica benigna dimostrano che esiste un effettivo miglioramento della pollachiuria e della nicturia nei pazienti che la assumono rispetto ai gruppi di pazienti trattati con placebo. Studi medico-scientifici hanno anche paragonato l’estratto di Saw Palmetto con un farmaco, la finasteride, usato nella medicina convenzionale per combattere l’iperplasia prostatica benigna (l’ingrossamento spesso legato all’età della ghiandola prostatica che, esercitando una pressione sulla vescica, induce più frequenti stimoli urinari, in particolare nelle ore notturne). La ricerca ha coinvolto 1.098 uomini a cui era stata diagnosticata questa problematica di ipertrofia prostatica; i ricercatori hanno concluso che entrambi i trattamenti hanno finito con l’alleviare i sintomi nel 75% dei casi. Ma se da un lato con la finasteride a fronte del beneficio sul volume della prostata si aveva anche una parallela riduzione del desiderio e della potenza sessuale, questo non accadeva col Saw Palmetto, che al contrario parallelamente incrementava la libido negli uomini che lo avevano assunto. Conseguentemente le principali indicazioni saranno date dall’ipertrofia prostatica, dalle patologie infiammatorie delle vie uro-andrologiche, fino alla ripresa di una corretta e buona libido. Il dosaggio varia a seconda della severità dei sintomi. Generalmente l'estratto standardizzato di Serenoa dovrebbe essere assunto alla dose di 160 mg per due volte al giorno per 1-3 mesi. La Serenoa repens è presente in commercio in preparazioni farmaceutiche registrate e preparazioni erboristiche. “Sono state dimostrate diverse attività farmacologiche che possono ricondurre al complesso meccanismo di azione della Serenoa repens: inibizione dell'attività dell'enzima 5-alfa-reduttasi, antagonismo nei confronti del recettore alfa-1-adrenergico, blocco dei recettori intraprostatici per gli androgeni (interferisce con il legame del diidrotestosterone con il recettore citosolico)” (Gioacchino Calapai, Giovanni Polimeni, e Achille P. Caputi). Inoltre in questi casi sarebbe ottimale un abbinamento tra Serenoa Repens e The verde, le cui virtù salutari sono state confermate da svariati studi, ponendo soprattutto l’attenzione sulla relazione positiva esistente tra consumo costante ed abituale di tè verde e la prevenzione di malattie cardiovascolari e di alcuni tumori, tra cui in particolare proprio quelli della prostata. Le sostanze che caratterizzano il tè verde appartengono alla categoria dei polifenoli e più precisamente si tratta di catechine, atte all’allontanamento e alla neutralizzazione dei prodotti metabolici radicalici implicati, sia come concausa, sia come conseguenza, nel danno cellulare e tissutale che risulta dall’aggressione dei radicali liberi dell’ossigeno. L’associazione pertanto del tè verde agli altri fitoderivati rende più complete queste specifiche linee di integratori e ne aumenta il ventaglio applicativo. L’estratto di palma nana è anche stato usato nella donna con disturbi della ghiandola mammaria e si ritiene in letteratura che un suo impiego continuativo possa contribuire a un aumento del volume della mammella. In tal senso agiscono anche i fitoestrogeni della soia. Trattamenti che ovviamente devono essere seguiti per tempi medio-lunghi affinché possano effettivamente vedere ottenuti questi specificibenefici. Fondamentalmente per questi stessi motivi il Saw palmetto risulta indicato per contrastare la caduta dei capelli, in analogia con quanto fatto dalla Finasteride, farmaco ultimamente impiegato anche a tal scopo. Pertanto anche in questa situazione un abbinamento di questo tipo di prodotti con quelli ricchi in sostanze ad azione antiossidante (oltre che in minerali e aminoacidi specifici per la nutrizione del bulbo pilifero e la sua protezione dagli insulti di carattere ossidativo) risulta particolarmente vincente nel contrastare attivamente la caduta dei capelli negli uomini di tutte le età e nelle donne dopo i primi anni di menopausa, quando si viene a manifestare la cosiddetta alopecia androgenetica (cioè la caduta a chiazze dei capelli nella donna in seguito a modificazioni ormonali a loro volta conseguenti alla menopausa). Infine grazie al suo contenuto in saponine sferoidali la palma nana può risultare utile nei casi di atrofia del testicolo e libido insufficiente, rinforzando la stessa fertilità e contrastando attivamente le disfunzioni del sistema riproduttivo, rivelandosi utile per riacquisire una buona funzionalità andrologica.
Dr. Damiano Galimberti, specialista in Scienza dell'Alimentazione

TUMORI: CANCRO PROSTATA SCONFITTO DA ESTRATTO DEI FUNGHI

TUMORI: CANCRO PROSTATA SCONFITTO DA ESTRATTO DEI FUNGHI

TUMORI: CANCRO PROSTATA SCONFITTO DA ESTRATTO DEI FUNGHI

I funghi corolius versicolor hanno proprietà anti-tumorali: un loro estratto, infatti, risulta in grado di sconfiggere il cancro alla prostata. È quanto emerge da uno studio pubblicato su PLoS ONE dai ricercatori della Queensland University of Technology di Brisbane (Australia), coordinati da Patrick Ling.

La ricerca è stata condotta su alcuni topi trasgenici affetti da cancro alla prostata che per 20 settimane sono stati nutriti con un polisaccaropeptide estratto dai funghi corolius - chiamati anche «coda di tacchino». Al termine dell'esperimento gli studiosi hanno osservato che, a differenza del gruppo di controllo, i roditori che avevano assunto la sostanza non mostravano più traccia del tumore: secondo gli esperti l'estratto aveva soppresso la patologia con un'efficacia pari al 100%. Non è tutto: rispetto alle terapie tradizionali, che colpiscono le cellule cancerogene, il polisaccaropeptide è stato in grado di sconfiggere le staminali tumorali, ossia le cellule responsabili dell'origine e dello sviluppo della patologia.

"È importante sottolineare che non abbiamo riscontrato alcun effetto collaterale in seguito al trattamento", afferma Ling, che tuttavia spiega che non avrebbe ottenuto gli stessi risultati se i topi, anziché consumarne l'estratto, avessero semplicemente mangiato i funghi. (ASCA)

Prostata, nuove prospettive di cura

Tecnologie e metodi innovativi nel campo della diagnosi e della cura potrebbero presto essere al servizio dei pazienti.
Nel corso dell'ultimo anno si sono registrati notevoli progressi per la diagnosi e la cura delle patologie prostatiche. Il cancro alla prostata è uno dei tumori più comuni nella popolazione maschile ed il rischio è generalmente correlato all'età, tanto

L'ipertrofia «naturale» non fa più paura

La diagnosi precoce rende sempre più rari gli interventi di disostruzione della ghiandola ingrossata

Secondo stime recenti, su mille uomini visitati per un controllo annuale in Italia 76 presentano patologie dell’apparato genito-urinario. Oltre alle 40 mila nuove diagnosi di carcinoma della prostata, a disturbare la salute della ghiandola maschile intervengono ipertrofia prostatica benigna (Ipb, disturbo conosciuto anche come adenoma prostatico) e prostatiti.

Se l’ingrossamento della prostata è para-fisiologico dopo i 40 anni (ovvero può interessare potenzialmente tutti gli oltre 14 milioni di uomini

Gli Omega-3 frenano il tumore alla prostata


Rapporto fra olio di pesce (omega 3) e tumore alla prostata

Gli Omega-3 frenano il tumore alla prostata

La rivista Clinical Cancer Research sul numero in uscita il 1 agosto 2006 pubblica i risultati di uno studio di alcuni ricercatori dell’Università di California in Los Angeles (UCLA) sulla correlazione tra gli acidi grassi omega-3 e la progressione del tumore alla prostata.


La figura rappresenta un tumore alla prostata
In particolare i ricercatori dimostrano che un’alimentazione contraddistinta da unrapporto omega-3/omega-6 elevato è in grado di ridurre il tasso di crescita del tumore alla prostata e i rispettivi livelli della proteina antigenica, nota come marker PSA. Questi risultati si riferiscono ad uno studio su un modello animale condotto su ratti affetti da tumore alla prostata relativo a squilibrio ormonale.
Gli acidi grassi omega-3 constano principalmente di eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenoico (DHA), ossia omega-3 a lunga catena carbonica, contenuti nel grasso pesci delle acque fredde da cui si ottiene per distillazione molecolare l’olio di pesce di grado farmaceutico. Si trovano anche in alcuni rari tipi di alghe, di cui questi pesci si cibano. Gli omega-3 a corta catena ossia l’acido alfa-linolenico (ALA), il cui utilizzo dal nostro organismo è scarso, è presente prevalentemente nei semi di lino e di perrilla.
Gli acidi grassi omega-6 si trovano per lo più negli oli di origine vegetale come quelli che derivano dal mais e dal cartamo. Una buona fonte di omega-6 sono anche le carni rosse.
David Geffen alla School of Medicine Department of Urology in collaborazione con il professor William Aronson e colleghi hanno iniettato a ratti immuno-deficienti cellule di tumore alla prostata a scopo di analisi. Successivamente ad un primo gruppo di ratti è stata fatta seguire un’alimentazione caratterizzata da un 20% di grassi totale, con un rapporto omega-3/omega-6 pari a 1:1, mentre un secondo gruppo di ratti ha ricevuto lo stesso tipo di dieta supportata sempre da un 20% di grassi ma quasi esclusivamente di tipo omega-6 con un bassissimo tenore di omega-3. Settimanalmente venivano misurati il peso degli animali e la crescita del tumore alla prostata. Dopo 8 settimane di studio i ricercatori hanno esaminato lo stato dei tumori degli animali e hanno prelevato un campione di sangue per testare i livelli di PSA.
Il gruppo di ricerca ha notato che gli animali supportati da una dieta contenente quantità pari di omega-3 e omega-6 presentavano una riduzione media del 22% relativamente ai tassi di crescita delle cellule del tumore alla prostata e una diminuzione dei livelli di PSA pari al 77% rispetto agli altri ratti i cui grassi alimentari erano in prevalenza omega-6 con pochi omega-3. Atri risultati riguardano i livelli delle prostaglandine, in particolare i livelli della PGE2 (pro-infiammatoria): questi risultavano dell’83% più bassi nel tumore alla prostata dei ratti che hanno ricevuto omega-3 in quantità maggiore rispetto agli altri.
Un aumento del rapporto omega-3/omega-6 si riflette in un contenuto più alto di EPA e DHA a livello del tumore alla prostata e in una riduzione del livello di acido arachidonico. Questi acidi grassi competono a livello dell’enzima ciclo-ossigenasi (COX) per la conversione in prostaglandine.
Le prostaglandine possono essere sia anti- che pro-infiammatorie e, le ultime, possono influenzare negativamente il tasso di crescita di un tumore. In pratica la presenza di concentrazioni maggiori di EPA e DHA a livello tissutale può portare ad una maggior produzione di prostaglandine anti-infiammatorie.
Questo studio è tra i primi a dimostrare un effetto di riduzione del tumore alla prostata promuovendo una risposta infiammatoria attraverso la dieta. A questo proposito il Dott. Aronson ha così commentato:
"L'olio di mais è la base della dieta americana tipica. Consumiamo fino a 20 volte più acidi grassi omega-6 con la nostra alimentazione rispetto agli acidi grassi omega-3. I risultati di questo studio suggeriscono fortemente che un'alimentazione caratterizzata da un rapporto equilibrato tra questi due tipologie di acidi grassi (omega-6 e omega-3) può fare la differenza riguardo ad una progressione limitata del tumore alla prostata. Sono comunque necessari studi condotti sugli esseri umani prima di poter fare delle raccomandazioni cliniche vere e proprie".
"Possiamo anche utilizzare supplementi di omega-3 (che apportino EPA e DHA) ma è comunque bene ridurre la quantità di acidi grassi omega-6 nella nostra dieta come strumento di prevenzione riguardo all'incidenza dei tumori e possibilmente per limitare negli uomini la progressione del tumore alla prostata" ha aggiunto il Dott. Aronson.
Il gruppo di ricerca sta attualmente conducendo uno studio che confronterà gli effetti di una dieta a bassa percentuale di grassi supportata da omega-3 con quelli di una dieta equilibrata tipicamente occidentale su uomini le cui ghiandole prostatiche sono state rimosse causa tumore alla prostata.
Naoko Kobayashi et al. Effect of Altering Dietary Omega-6: Omega-3 Fatty Acid Ratios on Prostate Cancer Membrane Composition, Cyclooxygenase-2 and Prostaglandin E-2 Aug 1 2006; 12 (15)
Abstract dello studio in inglese -> Clicca qui Fonte della notizia: www.omegor.it



Quali tipi di Omega3 esistono in commercio?
  • quelli di qualità commerciale, il meno pregiato, non concentrato né depurato; è molto povero in acidi grassi omega 3 a catena lunga ( EPA e DHA - quelli benefici per la salute); ne contiene circa il 15%; talvolta contiene acido arachidonico
  • quelli di grado standard, il più presente sul mercato: in genere contiene fra il 30 e il 40% in omega 3 a catena lunga ( EPA e DHA ) e  anche una certa quantità di acidi grassi saturi e di inquinanti;
  • quelli di grado farmaceutico, ottenuto attraverso un processo di distillazione molecolare multipla, quindi concentrato e distillato, senza impurità e contaminazioni, senza inquinanti e senza grassi saturi, con il 60% di omega 3 a catena lunga ( EPA e DHA ) , i due omega 3 più importanti.


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Prostata, non abusate del test del Psa

Ogni anno in Italia si registrano tra i 45 mila e i 50 mila nuovi casi di tumore alla prostata diagnosticati con il test del Psa(l’antigene prostato specifico). Ma di questi nuovi casi, il 70% è a basso rischio, e solo il 30% è a rischio intermedio o alto. Il risultato di questa sovradiagnosi, che in alcuni casi sfocia nel sovratrattamento, è che nel 2007 sono state eseguite 30 mila Tac alla prostata inutili, per un costo di circa 30 milioni di euro.

Cancro alla prostata: combatterlo camminando velocemente

Camminare in modo spedito può aiutare, oltre che a rafforzare il cuore, anche a combattere eventuali tumori alla prostata, almeno secondo uno studio americano i cui risultati sono apparsi su Cancer Research

Grazie ad uno studio condotto presso l’Università della California si è potuto scoprire che camminare con passo svelto farebbe bene a tutti coloro a cui è stato diagnosticato un tumore alla prostata. I ricercatori